Studia Theologica

L'argomento del "pendio scivoloso" nel contesto dell'eutanasia

Traduzione dal greco e dall'inglese, con note, a cura di Ion-Marian Croitoru

Riassunto

L'articolo analizza l'argomento della "pendenza scivolosa" (slippery slope) come strumento di opposizione all'eutanasia, ne illustra la struttura logica, di tipo consequenzialista, e presenta quattro conseguenze negative comunemente invocate: l’accettazione dell’eutanasia involontaria, la pressione sul paziente, l’erosione del rapporto medico-paziente e l’indebolimento del divieto di uccidere. La conclusione proposta è che l’argomento rimane valido come elemento complementare alla riflessione morale cristiana, non come fondamento etico sufficiente di per sé.

1. Introduzione

L’eutanasia (εὐθανασία 1) costituisce probabilmente la questione più attuale e più ampiamente dibattuta nel campo della bioetica, che interessa non solo gli specialisti del settore scientifico, ma anche la società in generale. Le ragioni sono molteplici. In primo luogo, [l’eutanasia]2 rappresenta una questione, propriamente detta, di vita o di morte, poiché riguarda una decisione relativa alla cessazione della vita umana. In secondo luogo, la questione morale fondamentale non richiede conoscenze specialistiche, né la comprensione di interventi medici complessi o di applicazioni genetiche. Tutti gli esseri umani hanno, in una certa misura, esperienza della malattia e del dolore fisico e, allo stesso tempo, comprendono la questione morale fondamentale che si pone tra il mantenimento della sacralità della vita e la decisione autonoma di porvi fine. E, in terzo luogo, la questione dell’eutanasia riguarda potenzialmente ogni persona, sia a livello personale che attraverso i propri cari, poiché la fine della vita è, prima o poi, inevitabile per tutti. Man mano che il progresso scientifico rende possibile il prolungamento della vita, si moltiplicano i casi in cui è necessario prendere decisioni riguardo all’approccio medico nei confronti del paziente in fase terminale 3. Pertanto, la riflessione sull’eutanasia non si riferisce semplicemente alla risoluzione di un problema medico per una categoria di pazienti, ma assume un interesse personale, poiché è legata all’agonia esistenziale di fronte alla fine della vita e alla morte.

La questione dell’eutanasia si pone in un’epoca in cui, da un lato, la vita umana gode del massimo rispetto e della massima tutela della storia, mentre, d’altra parte, si attribuisce grande valore all’autodeterminazione (αὐτοπροσδιορισμός), alla libertà di volontà e ai diritti dell’individuo. Di conseguenza, si tratta di una questione controversa, che sembra dividere la società contemporanea. Com’è naturale, sia a favore dell’accettazione morale che a sfavore dell’eutanasia vengono formulati argomenti basati su principi e valori etici. A sostegno dell’accettazione dell’eutanasia vengono invocati, tra l’altro, il principio di autonomia e la virtù della compassione verso il prossimo sofferente, mentre a sostegno del suo rifiuto [vengono evocati] il carattere sacro della vita, il divieto di uccidere il prossimo e l’ethos medico della cura e dell’alleviamento del dolore.

Nel presente studio presenteremo e valuteremo un altro tipo di argomento, spesso invocato nel contesto dell’eutanasia, ovvero quello della «pista scivolosa (ὀλισθηρός δρόμος) 4», utilizzato per respingere l’eutanasia. A differenza degli argomenti sopra menzionati, che si basano su teorie etiche, nonché su principi e valori etici, con un contenuto principalmente deontologico, l’argomento della «pista scivolosa» è eminentemente teleologico e consequenzialista (τελεολογικό καί συνεπειοκρατικό 5 ἐπιχείρημα). Esso non fonda la propria forza probatoria su un principio etico ampiamente accettato, come il rispetto per la vita umana e l’autonomia della persona, bensì sui risultati che l’atto oggetto di valutazione produce. Se, ad esempio, il bene viene giudicato dalla morale cristiana in base alla sua concordanza o discordanza con la parola e la volontà di Dio [al contrario], secondo un argomento consequenzialista, esso viene giudicato in funzione del risultato. Considerare il risultato come elemento determinante crea una base instabile per costruire un'argomentazione solida, poiché i risultati possono variare a seconda dell'epoca e di ogni società. Allo stesso tempo, però, crea un argomento di facile comprensione ed estremamente influente, poiché tutti gli uomini percepiscono e desiderano risultati favorevoli. E, mentre un principio etico può essere soggetto a diverse interpretazioni e modi di percezione, i risultati sono, di norma, concreti, misurabili e pienamente comprensibili. Pertanto, un argomento consequenzialista, come quello della «pendenza scivolosa», anche se di solito non è considerato dai bioeticisti tra gli argomenti più importanti riguardo alla valutazione morale dell’eutanasia, esercita una grande influenza sulla società. Di seguito, quindi, presenteremo questo argomento, esamineremo il modo in cui viene formulato e applicato per quanto riguarda la condanna dell’eutanasia e concluderemo la nostra esposizione con una serie di conclusioni sul suo valore probatorio e sul suo utilizzo nel dialogo bioetico contemporaneo.

2. Presentazione dell’argomento

Secondo questo argomento, un’azione che deve essere valutata dal punto di vista morale viene considerata, in primo luogo, accettabile e, successivamente, vengono esaminate le sue conseguenze prevedibili, affinché, alla fine, si possa giungere alla conclusione che l’accettazione iniziale dell’azione si riveli, a seconda dei risultati, corretta o errata. Sebbene, dal punto di vista teorico, l’argomento della «pendenza scivolosa» possa essere utilizzato sia per accettare che per rifiutare un’azione, nella quasi totalità dei casi viene impiegato per respingerla sulla base dell’etica. Per questo motivo, anche se sono stati utilizzati altri termini per indicare l’importanza che le conseguenze secondarie di un’azione rivestono nella sua valutazione morale, alla fine, nella letteratura anglofona, si è affermato il termine «slippery slope argument» (argomento del pendio scivoloso), mentre nella letteratura germanofona si è affermato il termine «Dammbruchargument» (argomento dello straripamento della diga)6, ovvero due termini particolarmente evocativi, che indicano chiaramente le conseguenze negative di un’azione 7. Il primo termine evoca l’immagine di un pendio scivoloso, sul quale sussiste un elevato rischio di slittamento e di gravi danni, mentre il secondo termine evoca l’immagine dell’acqua che si riversa impetuosa e incontrollabile dopo il crollo di una diga, distruggendo tutto ciò che incontra sul suo cammino. Dal momento in cui qualcuno scivola o la diga crolla, si perde ogni possibilità di controllo e le conseguenze distruttive che inevitabilmente ne seguiranno non potranno più essere fermate.

Attraverso queste immagini viene resa in modo suggestivo l’idea centrale di questa argomentazione, ovvero che l’eventuale accettazione di un’azione oggetto di valutazione porterà, inevitabilmente o con grande probabilità, a conseguenze negative significative, che non potranno più essere successivamente fermate o contrastate. Di conseguenza, affinché tali conseguenze possano essere evitate, è necessario che nessuno accetti l’azione oggetto di valutazione, anche se essa è considerata, di per sé, moralmente accettabile. L’argomento del «pendio scivoloso» non deve essere confuso con la semplice espressione di timori e preoccupazioni relativi al futuro, poiché espone, in modo argomentato, le conseguenze negative previste. La struttura dell’argomento può essere riassunta come segue:

1) Supponiamo che un’azione A sia moralmente accettabile 8.

2) L’accettazione dell’azione A porta, inevitabilmente o con grande probabilità, a un’azione B, e questa, a sua volta, a un’azione C e così via.

3) Poiché le azioni B e C hanno conseguenze negative significative e sono considerate moralmente inaccettabili, è giusto che si respinga moralmente anche l’azione A 9.

L’argomento della «pendenza scivolosa» è ampiamente utilizzato in bioetica, poiché la riflessione morale riguarda, tra l’altro, anche le conseguenze delle nuove possibilità derivanti dallo spettacolare progresso della medicina e, in generale, della biotecnologia 10. Gli scienziati che attribuiscono grande importanza a tali possibilità tendono a valutare positivamente questo argomento. Vale la pena menzionare che Tom Beauchamp 11 e James Childress [† 2023]12, due importanti bioeticisti e promotori dei noti quattro principi della bioetica 13, pur ritenendo che l’eutanasia sia moralmente giustificabile in determinate condizioni, alla fine la respingono, tenendo conto delle conseguenze negative che si prevede ne deriveranno 14. Altri, invece, ritengono che l’argomento della «pendenza scivolosa» non contribuisca in modo essenziale alla riflessione morale, poiché alimenta in modo demagogico la paura nei confronti di qualsiasi progresso della scienza e della tecnologia. Si tratta quindi di un argomento molto controverso, che valuteremo nel corso del presente lavoro, poiché esamineremo di seguito il modo in cui viene formulato nel contesto dell’eutanasia.

3. L’uso dell’argomento [della «pendenza scivolosa»] per respingere l’eutanasia

Inizieremo con un esempio caratteristico dell’uso dell’argomento [del pendio scivoloso] da parte del memorabile arcivescovo di Atene Christodoulos [1998–2008] in merito alla condanna dell’eutanasia. Immaginiamo, scrive egli, una società futura in cui non sarà più valida la legge naturale, secondo la quale nessuno ha il diritto di uccidere il proprio prossimo, ma prevarrà l’idea che sia bene che qualcuno muoia con dignità. E continua: «Per una persona molto anziana o per un malato terminale ci sarà una prima fase, che consisterà nella richiesta di eutanasia da parte dello stesso malato o dei suoi familiari. La richiesta sarà esaminata dai medici e, dopo una procedura sommaria, verrà concessa l’autorizzazione corrispondente. Seguirà poi una seconda fase, che consisterà nell’imposizione per legge dell’eutanasia in determinati casi, indipendentemente dalla volontà del paziente, per motivi economici e di assistenza ad altri malati che, secondo il parere dei medici, avranno possibilità di guarigione… Pertanto, nella logica del cosiddetto «spirito pratico» in materia di risparmi, di non coinvolgimento dei parenti più giovani e di riduzione dei costi del sistema sanitario, è possibile, per come io lo vedo possibile, arrivare alla situazione di una società da incubo, in cui i cittadini di età superiore ai 90 anni, ad esempio, saranno sottoposti obbligatoriamente a un «controllo oggettivo» dello stato di salute, e se tale controlli dovessero indicare la necessità di ucciderli, «affinché la loro fine sia dignitosa», saranno inviati in lussuosi crematori, appositamente costruiti…»15. L’arcivescovo di beata memoria descrive la prospettiva di una società del genere come un incubo e, per questo motivo, conclude che dobbiamo rimanere saldi nel rispetto della vita e respingere l’eutanasia.

Esaminiamo tuttavia in modo più sistematico le conseguenze negative invocate, che impongono sempre, secondo l’argomento in esame, il rifiuto categorico dell’eutanasia. Di solito, i sostenitori di questo argomento invocano le seguenti quattro conseguenze:

a) L’accettazione dell’eutanasia involontaria. Sebbene l’eutanasia sia presentata dai suoi sostenitori come un atto di libertà e come espressione della dignità umana, la sua eventuale accettazione porterà inevitabilmente anche all’accettazione dell’eutanasia involontaria, che persino molti dei sostenitori [dell’eutanasia] la respingono categoricamente. Quando qualcuno soddisfa la richiesta di un malato di morire con dignità per liberarsi dal dolore, ritenendo moralmente giusto ucciderlo, allora è prevedibile che si passi anche all’uccisione di un altro malato, che si trova esattamente nella stessa situazione, ma che non è in grado di esprimere il proprio desiderio 16. James Keown 17 spiega l’inevitabilità del passo dall’accettazione dell’eutanasia volontaria a quella coercitiva con il seguente ragionamento: la giustificazione morale dell’eutanasia si basa su due premesse, ovvero sul libero arbitrio del paziente e sul consenso del medico responsabile. La seconda premessa è considerata assolutamente necessaria, affinché non si abusi della richiesta di eutanasia quando la malattia è curabile, il dolore è temporaneo e trattabile e le condizioni di vita del paziente sono dignitose. Poiché tutto quanto sopra rientra nella competenza del medico, ma anche perché sarà lui a dover praticare l’eutanasia, il suo ruolo è decisivo, poiché solo se lui acconsentirà, l’eutanasia potrà essere praticata. Quando, tuttavia, il medico decide con competenza e in conformità al proprio dovere se sussistono motivi per procedere all’uccisione del paziente, allora, inevitabilmente, l’esistenza di una richiesta da parte del paziente assume un’importanza secondaria, soprattutto nel caso in cui egli non sia in grado di esprimere la propria volontà 18.

Del resto, la libera espressione della volontà del paziente, la credibilità della richiesta di eutanasia e la percezione della perdita di dignità non hanno un carattere oggettivo e non sono universalmente accettate, ma sono soggette a interpretazione soggettiva e, di conseguenza, a un possibile abuso da parte del medico 19. In questo modo, quindi, è prevedibile che il medico finisca per applicare ciò che egli stesso ritiene corretto o ciò che gli viene imposto dalle direttive di alcuni governi o delle autorità competenti in materia di salute, che stabiliranno, ad esempio, la rinuncia a determinati interventi chirurgici o ad altre forme costose di trattamento per determinati casi di malattie 20.

b) La pressione sul paziente affinché richieda l’eutanasia. Sebbene l’eutanasia sia presentata dai suoi sostenitori come un’opzione aggiuntiva per il paziente, che ne amplia la libertà, ci si aspetta tuttavia che la possibilità di scegliere la cessazione immediata della vita gli provochi una forte pressione psicologica affinché scelga ciò che sembra essere vantaggioso per tutti: liberarsi dal dolore, i propri familiari dal peso di prendersi cura di lui, il sistema sanitario dagli elevati costi del suo ricovero e l’ospedale da un posto letto occupato. Quando il medico informa il paziente della possibilità di decidere di porre fine alla propria vita, è come se lo incoraggiasse indirettamente a compiere questa scelta 21, poiché molti malati sentono di essere diventati un peso per i propri cari, che sono economicamente provati e sfiniti dalla loro assistenza, e ritengono di avere il dovere morale di liberarli da questo fardello 22. È ovvio che si debba tenere conto del fatto che anche la pressione psicologica da parte della società sarà forte, poiché le risorse economiche sono limitate e coloro che necessitano di cure mediche sono numerosi 23. Un’eventuale decisione di rifiutare l’eutanasia apparirà egoista e antisociale.

Pertanto, sebbene l’eutanasia sia oggi presentata dai suoi sostenitori come un’opzione aggiuntiva e l’ultima soluzione per liberare il malato terminale da dolori insopportabili, con la sua legalizzazione, diventa invece la via d’uscita più facile da una situazione spiacevole, rendendo superflua la ricerca di altri mezzi per affrontarla.

c) L’indebolimento del rapporto tra medico e paziente. L’eutanasia è contraria all’etica medica, poiché il compito del medico non è quello di uccidere il paziente, ma, al contrario, di curarlo e alleviare il suo dolore 24. Tuttavia, quando sussiste la possibilità di ricorrere all’eutanasia, la posizione del medico nei confronti del paziente e dei suoi familiari diventa particolarmente difficile, poiché egli è chiamato a decidere se e quando sia giusto accogliere una richiesta di eutanasia, richiesta che spesso viene formulata in momenti di dolore e disperazione, per cui probabilmente non esprime la reale volontà del malato.

Come sottolineato, la responsabilità del medico di decidere sulla vita di un suo simile è in contrasto con la sua vocazione professionale e mina la fiducia del paziente, indipendentemente dalla decisione finale che prenderà. Se risponde affermativamente alla richiesta di eutanasia, allora si rinuncia allo sforzo di guarigione e di alleviare il dolore, il che fa sorgere il dubbio se tale decisione non sia stata presa troppo in fretta, dal momento che non esiste la possibilità di tornare indietro. Se, al contrario, respinge la richiesta di eutanasia, allora si assume personalmente la responsabilità di prolungare la vita e, con essa, la sofferenza di un altro 25. In entrambi i casi, sussisteranno sempre dubbi riguardo alle motivazioni e alla correttezza della sua decisione, cosicché la fiducia nella figura del medico ne risulterà gravemente compromessa, fiducia che è necessaria per l’esercizio efficace della professione medica.

Almeno fin dai tempi del Giuramento attribuito a Ippocrate è riconosciuta l’importanza del rapporto di fiducia tra medico e paziente, e il segreto medico (τό ἰατρικό ἀπόρρητο), definito nel Giuramento, sostiene tale rapporto. Questo segreto non è stato messo in discussione nemmeno quando è stata sollevata la questione dell’informazione dei partner dei pazienti affetti da AIDS, proprio per non minare tale fiducia. Come ammettono anche alcuni sostenitori dell’eutanasia, come il ben noto Peter Singer 26, dopo la legalizzazione dell’eutanasia, è possibile che molti pazienti anziani guardino con sospetto e timore alla somministrazione di farmaci da parte del proprio medico 27.

d) L’indebolimento del divieto [di uccidere]. Attraverso il divieto di uccidere si sancisce il diritto fondamentale alla vita e si afferma la volontà e la ferma determinazione della società a proteggere la vita di ciascuno dei suoi membri. Pertanto, l’importanza del divieto di uccidere ha anche una dimensione sociale. Quando, del resto, il valore della vita umana viene sottovalutato e diventa oggetto della decisione altrui, allora non è in pericolo solo una determinata categoria di persone, ma la stessa pace e coesione sociale. Considerare l’eutanasia come un’eccezione al divieto di uccidere diventa un precedente negativo, che giustifica facilmente altre eccezioni successive 28.

In questo modo, si scivola verso ulteriori violazioni della vita umana, poiché ogni eccezione alla regola del divieto di uccidere costituisce un argomento a favore dell’accettazione di una nuova eccezione. Ad esempio, la negazione del diritto alla vita del nascituro attraverso la legalizzazione dell’aborto rappresenta un argomento a favore dell’accettazione della ricerca sugli embrioni [e della] diagnosi preimpianto (προεμφυτευτική διάγνωση)[, nonché] per l’eliminazione degli scrupoli morali legati alla creazione di «embrioni in eccesso (πλεονάζοντα ἔμβρυα)»29 nell’ambito della fecondazione in vitro 30. Al contrario, la difesa ferma e coerente del divieto di uccidere promuove l’amore e la solidarietà tra le persone, protegge i più vulnerabili e rafforza la coesione sociale. Quando la società rifiuta la pena di morte, anche per i criminali più pericolosi, nel rispetto del valore della vita, allora sembra incoerente accettare una forma di omicidio che, per di più, venga perpetrata dai medici, cioè da coloro che si mettono al servizio della vita.

Sebbene l’analisi di cui sopra delle conseguenze negative prevedibili, che deriverebbero da un’eventuale accettazione e legalizzazione dell’eutanasia, abbia avuto, in parte, un carattere valutativo, in quanto tali conseguenze sono state presentate come plausibili, passiamo, ora, a una valutazione più generale dell’argomento della «pendenza scivolosa» nel contesto dell’eutanasia, sulla base di due osservazioni critiche che vengono addotte.

Secondo la prima osservazione, l’argomento della «pendenza scivolosa» sembra convincente, poiché si basa sulla paura e sull’insicurezza di fronte al nuovo, invitando a prevenire tempestivamente alcune conseguenze negative che, sebbene possibili, non sono tuttavia inevitabili o ineludibili in futuro 31. L’esagerazione, del resto, di possibili pericoli futuri costituisce un ostacolo a qualsiasi progresso della scienza e della tecnologia, nonché a qualsiasi cambiamento, poiché ogni novità può comportare anche conseguenze negative. Per usare un’espressione caratteristica, che riassume questa critica, la vita stessa è un terreno scivoloso, che attraversiamo andando avanti, sforzandoci tuttavia di evitare i pericoli derivanti dallo scivolare su di esso 32.

La critica di cui sopra non è diretta, a nostro avviso, contro l’argomento in sé, ma contro il suo uso improprio. Naturalmente, non è corretto che qualcuno respinga a priori qualsiasi novità semplicemente invocando possibili pericoli futuri, per cui un argomento con tali caratteristiche non è realmente solido. La forza persuasiva dell’argomento del “pendio scivoloso” dipende dalla fondatezza logica o empirica delle conseguenze previste, dalla probabilità stimata che queste si verifichino e dal grado in cui sono considerate indesiderabili. Quanto più l’inevitabilità delle conseguenze viene presentata in modo convincente e quanto più queste sono negative, tanto più l’argomento diventa forte.

Secondo la seconda osservazione, l’argomento del «pendio scivoloso» presenta un punto debole intrinseco, poiché si basa sul passaggio da un’azione A alle azioni B e C, che si rivelano in seguito conseguenze particolarmente negative. Per quanto si possa ritenere possibile il passaggio dall’azione A alle azioni B e C, tale passaggio non deve essere considerato ovvio e inevitabile, poiché l’uomo ha la capacità di distinguerle senza confonderle e senza scivolare necessariamente verso le azioni B e C 33. Nello stesso contesto, viene citato il detto latino «abusus non tollit usum»34, che significa che l’abuso non annulla la possibilità di un uso corretto 35. Applicando questa critica al caso del passaggio dall’eutanasia volontaria a quella involontaria, si sostiene che il presunto passaggio non sia inevitabile, poiché esiste una differenza essenziale che non permette di confonderle, ovvero il libero arbitrio del paziente.

Questa critica è, a nostro avviso, convincente a livello teorico. In effetti, esiste la possibilità che la società si limiti ad accettare l’eutanasia volontaria senza mai scivolare verso quella involontaria; pertanto, il passaggio dall’azione A all’azione B non è teoricamente inevitabile. Tuttavia, come abbiamo già sottolineato, [questo passaggio] è plausibile e molto probabile, e questo fatto non può essere ignorato nella valutazione etica. L’accettazione dell’eutanasia volontaria creerà, del resto, una nuova realtà, in cui la società avrà abbattuto proprio il tabù relativo all’uccisione del paziente da parte del medico e avrà già affermato che il bene della vita non è il valore supremo né merita sempre protezione. In una realtà di questo tipo, forse, da un punto di vista teorico, non sarà assolutamente necessario, ma sarà logico aspettarsi che la società accetti, a un certo punto, anche il consenso presunto del paziente che non è in grado di esprimersi, e, in tal modo, di progredire verso l’accettazione dell’eutanasia volontaria, in quanto nemmeno a questo paziente deve essere negata la possibilità dell’eutanasia, possibilità che, ricordiamo, è già stata considerata una scelta morale sia per il sistema sanitario, sia per il medico e il paziente.

4. Conclusioni

Riassumendo quanto analizzato nel trattare l’argomento, possiamo osservare quanto segue:

1) A differenza di molti altri argomenti etici, basati su concetti di difficile comprensione e su distinzioni sottili, l’argomento della «pendenza scivolosa» è un argomento di facile comprensione, che si fonda sulla descrizione delle conseguenze prevedibili derivanti dall’accettazione di un’azione, fatto che spiega la grande influenza che esercita su gran parte dell’opinione pubblica. Questo argomento è ampiamente utilizzato nel contesto dell’eutanasia, poiché è necessario, tra l’altro, valutare anche le conseguenze prevedibili di una sua eventuale accettazione e legalizzazione. Tuttavia, affinché un simile argomento sia solido, è necessario, da un lato, che la valutazione delle conseguenze probabili sia ben fondata e, dall’altro, che [tali] conseguenze siano considerate, per consenso generale, particolarmente negative.

2) Tuttavia, anche quando le premesse di cui sopra sono soddisfatte, l’argomento della «pista scivolosa» deve essere considerato come un argomento complementare, che arricchisce la riflessione morale, e non come un argomento che, di per sé, sia sufficiente per l’approccio etico. Il motivo principale è che ha la precedenza la valutazione di un’azione in sé, seguita dalla valutazione delle sue conseguenze. In particolare, per la morale cristiana, la valutazione dei temi bioetici si basa sull’insegnamento della Chiesa riguardo all’origine, al valore, al carattere, lo scopo e la vocazione della vita umana, al matrimonio e alla procreazione, all’amore per il prossimo, al significato del dolore e delle sofferenze, nonché alla vita eterna. Tuttavia, mettere in evidenza le conseguenze previste quando queste sono considerate contrarie all’ethos cristiano e particolarmente negative per la società costituisce un elemento importante della riflessione morale.

3) Questo approccio all’argomento come argomento complementare, che arricchisce la riflessione morale, attenua anche la critica mossa contro di esso. Nonostante si constati, a ragione, che lo scivolamento verso conseguenze negative non sia necessariamente inevitabile, poiché dipende dal libero arbitrio dell’uomo, una presentazione ben argomentata delle conseguenze prevedibili come altamente probabili consente di formulare un argomento solido, che deve essere preso in considerazione nell’ambito della riflessione morale. Del resto, l’argomento ha valore anche quando non porta al rifiuto dell’azione in esame, poiché già la sola evidenziazione delle possibili conseguenze negative costituisce un contributo significativo alla valutazione etica, in quanto consente di adottare tempestivamente misure per prevenirle.

Traduzione dal greco e dall’inglese, con note, di Ion-Marian Croitoru.

  • 1

    Termine greco, composto da due parole, «εὖ (bene)» e «θάνατος (morte)», che ha un significato non solo etico e filosofico, ma anche bioetico (n. trad.).

  • 2

    Al fine di chiarire alcuni significati o di evidenziare alcune sfumature, volte a favorire una migliore comprensione del testo, ho aggiunto alcune precisazioni, riportate tra parentesi quadre, con il consenso dell’autore (n. trad.).

  • 3

    Oppure «prima della morte» fisica (n. del trad.).

  • 4

    Oppure della strada scivolosa, se si considera il significato letterale dell'espressione greca utilizzata (n. del trad.).

  • 5

    Il termine deriva dal sostantivo «συνεπειοκρατία», che indica la dottrina etica secondo cui la moralità di un’azione è determinata dalle sue conseguenze (n. trad.).

  • 6

    Sotto l'influenza del termine inglese, viene utilizzato anche [con lo stesso significato] il termine «Argument der schiefen Ebene».

  • 7

    Altri due termini che sono stati utilizzati per descrivere questo argomento sono la “teoria del domino” e la “punta dell’iceberg”. Il primo esprime l’idea che un’azione iniziale possa costituire il fattore scatenante di una serie di effetti a catena, mentre il secondo il fatto che un'azione iniziale possa racchiudere una dinamica che non è però visibile fin dall'inizio, ma che si manifesterà in seguito. Questi termini non si sono, alla fine, affermati nella letteratura specialistica, sebbene consentano l’utilizzo dell’argomento sia a favore dell’accettazione che a sfavore di un’azione. Ciò è dovuto, a nostro avviso, all’uso quasi esclusivo dell’argomento allo scopo di evidenziare rischi imminenti e di respingere un’azione, il che favorisce la scelta di termini che esprimano in modo suggestivo tale scopo.

  • 8

    Oppure etico (n. trad.).

  • 9

    Hugo Lafollete, «Living on a Slippery Slope», in The Journal of Ethics 9 (2005), pp. 477-478; Christian Netzer, «Führt uns die Präimplantationsdiagnostik auf eine Schiefe Ebene?», in Ethik in der Medizin 10 (1998), pp. 139-140.

  • 10

    David Lamb, Down the Slippery Slope, Arguing in Applied Ethics, Londra, 2003, p. vii.

  • 11

    Filosofo statunitense, specializzato in etica e bioetica, ricercatore presso il Kennedy Institute of Ethics (Università di Georgetown), noto per i suoi contributi nell'ambito dell'etica biomedica, dell'etica della ricerca e della teoria morale applicata (n. trad.).

  • 12

    Filosofo americano, professore emerito presso l’Università della Virginia, specializzato in etica medica, etica pubblica e nel rapporto tra morale, religione e politica sanitaria (n. trad.).

  • 13

    Nell’opera classica<!-- sic --> Principles of Biomedical Ethics (prima edizione del 1979), i due autori hanno formulato i quattro principi considerati il fondamento della bioetica moderna: 1) l’autonomia, ovvero il rispetto della capacità della persona di prendere decisioni libere e informate riguardo alla propria vita e al proprio corpo, il che, nella pratica, significa consenso informato, rispetto della volontà del paziente, diritto di scegliere o rifiutare il trattamento, ecc.; 2) il bene o la beneficenza, nel senso di un’azione a favore del paziente, volta ad alleviare la sofferenza e a ripristinare la salute; 3) il non nuocere o la non maleficenza, in altre parole, il principio di non causare danno; 3) l’equità, la giustizia o la correttezza, ovvero il trattamento paritario per tutti i pazienti e l’equa ripartizione delle risorse mediche (n. trad.).

  • 14

    Tom L. Beauchamp, James F. Childress, Principles of Biomedical Ethics, New York e Oxford, 1994, p. 228 e segg.; John Keown, Euthanasia, Ethics, and Public Policy. Un'argomentazione contro la legalizzazione, Cambridge, 2002, pp. 70-80.

  • 15

    Christodoulos Paraskevaidis (Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia), «Riflessioni cristiane sull’eutanasia», in «Non spegnete lo spirito». Discorsi dell’Arcivescovo di Atene su temi di attualità, Atene, 2003, pp. 383-385.

  • 16

    Nat Hentoff, «The Slippery Slope of Euthanasia», in Jonathan Moreno (a cura di), Arguing Euthanasia, New York, 1995, pp. 110-112; Hans Rotter, Die Würde des Lebens. Fragen zur medizinischen Ethik, Innsbruck e Vienna, 1987, pp. 116-117.

  • 17

    Bioeticista e giurista britannico contemporaneo (n. trad.).

  • 18

    John Keown, Euthanasia, Ethics, and Public Policy, p. 77 e segg.

  • 19

    David Lamb, Down the Slippery Slope, p. 3.

  • 20

    Cfr. John Harris, Der Wert des Lebens. Eine Einführung in die medizinische Ethik, Berlino, 1995, pp. 132-133 (titolo originale: *The Value of Life. An introduction to medical ethics, Londra, 1985). Il filosofo britannico ritiene che il vero problema dell’eutanasia non sia l’eutanasia volontaria, che, del resto, accetta, bensì l’eutanasia coercitiva, che viene sistematicamente promossa da diverse autorità del settore sanitario, che presentano persino esempi concreti di direttive rivolte agli ospedali, riportati dalla stampa britannica. Questo suo riferimento, tuttavia, sembra rafforzare l’argomento della «pendenza scivolosa» contro l’eutanasia.

  • 21

    Johannes Gründel, «Eutanasia per compassione? Questioni etico-teologiche», in Walter Gose et al. (a cura di), Eutanasia attiva? Sull’autodeterminazione del paziente, Treviri, 1997, pp. 110-112 e 116; cfr. anche Eberhard Schockenhoff, Sterbehilfe und Menschenwürde, Accompagnamento verso una «morte propria», Ratisbona, 1991, p. 102.

  • 22

    Bernhard Häring, Heilender Dienst, Ethische Probleme der modernen Medizin, Magonza, 1972, pp. 131-132; Hans Rotter, Die Würde des Lebens, p. 115.

  • 23

    «Le risorse disponibili per salvare vite umane sono limitate e, se il costo per mantenere in vita una persona è troppo elevato, sarà possibile salvare un numero maggiore di vite reindirizzando tali risorse verso altri pazienti o verso la ricerca medica» [Michael Tooley, «Decisions to Terminate Life and the Concept of a Person», in John Ladd (a cura di), Ethical Issues Relating to Life and Death, New York, 1979, p. 73].

  • 24

    Bernhard Häring, Heilender Dienst, p. 131.

  • 25

    Eberhard Schockenhoff, Sterbehilfe und Menschenwürde, pp. 101-102; vedi anche Dirk Bakker, «Active Euthanasia: Is Mercy Killing the Killing of Mercy?», in Robert I. Misbin (a cura di), Euthanasia: the good of the patient, the good of society, Maryland, 1992, p. 91.

  • 26

    Filosofo australiano, sostenitore dell’utilitarismo contemporaneo e, in materia di bioetica, dell’eutanasia volontaria, nonché del diritto delle persone capaci di intendere e di volere di decidere in merito alla propria vita (n. trad.).

  • 27

    Il filosofo australiano Peter Singer, sostenitore dell’eutanasia [volontaria, nonché dell’utilitarismo contemporaneo], osserva che tali timori sono irrazionali e ingiustificati, ma ammette che è difficile convincere gli anziani di questo (idem, Praktische Ethik, Stoccarda, 1991, p. 246).

  • 28

    «Nel momento in cui il rispetto per la vita umana è talmente basso da consentire l’uccisione diretta di una persona innocente, anche su sua stessa richiesta, l’eutanasia obbligatoria sarà, inevitabilmente, alle porte. Ciò potrebbe facilmente portare all’uccisione di tutti i pazienti indigenti e incurabili, degli anziani affidati alle cure pubbliche, dei soldati feriti, dei soldati nemici catturati, di tutti i bambini affetti da malformazioni, delle persone con disturbi mentali e così via. Non passerà molto tempo prima che il pericolo bussi alla porta di ogni cittadino» (Joseph V. Sullivan, «The Immorality of Euthanasia», in Marvin Kohl (a cura di), Beneficent Euthanasia, Buffalo & New York, 1975, p. 24).

  • 29

    Il termine “embrioni in eccesso” è quello che si è affermato nella letteratura internazionale per indicare gli embrioni prodotti tramite fecondazione in vitro, ma che, alla fine, non vengono impiantati nell’utero della donna. Questo termine è dispregiativo nei confronti dell’essere umano, poiché lo relega alla categoria di un mezzo destinato all’uso, che può risultare in eccesso o insufficiente rispetto alle sue esigenze. Per ulteriori approfondimenti su questo termine e, in generale, sull’importanza della terminologia nella bioetica, si veda Μιλτιάδη Βάντσου, «Ἡ σημασία τῆς ὁρολογίας στή βιοηθική», in Ἐπιστημονική Ἐπετηρίδα Θεολογικῆς Σχολῆς τοῦ Α.Π.Θ. / Dipartimento di Teologia Pastorale e Sociale, 9 (2004), pp. 147-160.

  • 30

    Per quanto riguarda il divieto di uccidere, Christian Netzer sottolinea che non è logico che sia consentito l’aborto di un embrione di alcune mesi a seguito di un controllo prenatale e che sia vietato, allo stesso tempo, la distruzione di un embrione di appena pochi giorni a seguito di un controllo preimpianto (idem, Führt uns die Präimplantationsdiagnostik, p. 142).

  • 31

    Peter Singer, Practical Ethics, Cambridge, 1993, p. 77; Christian Netzer, Führt uns die Präimplantationsdiagnostik, p. 140.

  • 32

    Hugo Lafollete, Living on a Slippery Slope, pp. 498-499.

  • 33

    Marvin Kohl, The Morality of Killing, Londra, 1974, pp. 19-20; David Enoch, «Once You Start Using Slippery Slope Arguments, You're on a Very Slippery Slope», in Oxford Journal of Legal Studies, 21 (2001), pp. 630-631.

  • 34

    La traduzione letterale è: «l’abuso non annulla l’uso (legittimo)», ovvero, come precisato anche nella spiegazione fornita dall’autore dello studio, il significato di tale massima è che l’uso abusivo di una cosa non annulla il suo uso corretto, o, in altre parole, la legittimità dell’uso corretto (n. trad.).

  • 35

    Josef Schuster, «Sterbehilfe», in Lexikon der Bioethik, vol. 3, Gütersloh, 1998, p. 454.