Il calendario cristiano-ortodosso rumeno per l’anno 2017 è simbolicamente dedicato alla «commemorazione del Patriarca Giustiniano», il più illustre, a mio avviso, dell’alto servitore della Chiesa Nazionale, conosciuto un tempo, e forse anche oggi, per ignoranza o anche per malafede, come «il Patriarca rosso», al quale, fortunatamente, il tempo e la comprensione più profonda della sua missione e della sua opera hanno restituito i meriti di saggio salvatore del panorama spirituale cristiano-ortodosso rumeno e, quindi, di coraggioso difensore e diplomatico dell’identità nazionale e dei confini di tale identità. Figlio di contadini di un villaggio adagiato sulle colline brulle ai piedi dell’Oltenia, ai piedi delle montagne, questo sacerdote di campagna, questo parroco di paese, proveniente da una famiglia che per tutta la vita ha lottato contro una povertà più forte della laboriosità e delle ambizioni di questo mondo, che ancora oggi si contraddistingue per la difficoltà di condurre un’esistenza più sobria che ricca, Giustiniano Marina, futuro alto dignitario sul trono patriarcale, eha conservato per tutta la vita la fede contadina nella Chiesa e nel suo ruolo di fattore unificante determinante per l’intero Paese, e si è fatto strada con fatica dalla porta dell’altare di una chiesa di Băbeni fino a varcare le porte imperiali dell’altare patriarcale, ricoprendo di volta in volta, oltre al sacerdozio e alla cattedra di insegnante di campagna, anche il ministero in una chiesetta nella piazza di Râmnic, la direzione del Seminario Teologico di Vâlcea e la tipografia cittadina, proprio come aveva fatto Calinic, il Santo di Cernica, vivendo la vita quotidiana dei fedeli di cui era pastore e rendendosi incessantemente testimone della mente acuta dei contadini e, in tal modo, della saggezza di questo popolo contadino che si rifletteva in tutte le sue azioni e, inoltre, così eloquente anche nel suo aspetto di contadino. Ecco anche le ragioni che mi fanno, godendo del privilegio di averlo conosciuto da vicino durante la mia infanzia e la mia giovinezza, persino nella casa del mio padre insegnante, di cui era amico, e lo vedo ancora oggi, al di là dei ricordi così vividi che ho di lui, come uno dei contadini coraggiosi, laboriosi, arguti e saggi del mondo contadino dell’Oltenia ai piedi delle montagne, e oso dire che l’arguzia di questa mente contadina, il coraggio e la pazienza nell’attendere il momento giusto per il successoper ogni cosa e ogni aspirazione, la diplomazia contadina che da secoli si fa strada attraverso i tempi avversi, gli hanno assicurato la scoperta, l’affermazione e la conquista della causa di una dottrina, si può dire, che sosteneva e che è stata il sostegno morale dell’idea del riconoscimento – fatto con conseguenze giuridiche e di bilancio a livello nazionale – dei sacerdoti come difensori dei monumenti storici. Ecco la grande idea scaturita da una brillante saggezza contadina con cui convinse la leadership dello Stato comunista a mantenere in servizio, per quanto modestamente retribuiti, i sacerdoti cristiani ortodossi e, in tal modo, ciascuno è rimasto vicino alla propria chiesa, essendo altrimenti costretto ad abbandonare gli altari e a trovarsi un lavoro ovunque, in qualsiasi mestiere, in qualsiasi cantiere, in qualsiasi attività in grado di mantenere loro e le loro famiglie. Da questa idea sono poi partiti, con lo stesso coraggio e sempre con la stessa pazienza nell’attesa del momento giusto, tutti i suoi progetti che difendevano e arricchivano passo dopo passo il patrimonio dei monasteri, le scuole per cantori e sacerdoti, le facoltà di teologia, gli istituti missionari e di ricerca, nonché la pubblicazione dei libri necessari alla promozione e alla giustificazione storica e teologica dell’ortodossia cristiana, fino al pieno riconoscimento del ruolo della Chiesa ortodossa nella società, caso unico in tutto lo spazio socialista del dopoguerra. Non potrebbe esserci occasione più opportuna della commemorazione da parte della nostra Chiesa del Patriarca Giustiniano e del processo editoriale che la accompagna in alcune metropolie, arcidiocesi e diocesi del Paese e ne giustifica la commemorazione. Personalmente, sospettavo e speravo, e spero ancora, in un Simposio nazionale organizzato e sostenuto dall’odierna Patriarchia, dedicato al Patriarca Giustiniano e alla sua opera, che possa gettare fino in fondo la luce che gli spetta sulla sua personalità e, in tal modo, conduca a una migliore conoscenza della storia della Valachia dopo la Seconda Guerra Mondiale, della spiritualità rumena vissuta in quegli anni del dopoguerra, per mettere ancora meglio in luce i meriti della cultura rumena di quegli anni che, così tante volte, sono stati e sono tuttora ignorati o risultano poco conosciuti, al punto che altrettanto spesso ci ritroviamo a spargerci immotivamente cenere sul capo. Ebbene, l’Anno commemorativo del Patriarca Giustiniano si è concluso, a mio avviso, con la vocazione di diventare storico grazie all’iniziativa dell’Arcidiocesi di Râmnic, guidata con diligenza e lungimiranza dall’arcivescovo dott. Varsanufie, con la costruzione, direi, ex novo nel villaggio di Suiești, quel villaggio povero di cui parlavo all’inizio, dove nacque il sacerdote contadino diventato patriarca, Giustiniano Marina, di una chiesa e di un monastero in onore del grande patriarca e la trasformazione di una casa contadina simile a quella in cui era nato il contadino-patriarca in una casa-museo, anch’essa a lui dedicata. In occasione della consacrazione di questa opera, sei vescovi, l’arcivescovo e il metropolita di Oltenia hanno officiato la funzione circondati da migliaia di contadini giunti da ogni angolo dell’Oltenia per rendere omaggio, a loro volta, i contadini di oggi, il figlio di contadino diventato patriarca e custode dell’essenza, dell’integrità e dell’identità della Chiesa cristiana ortodossa nazionale. Non esito a dire che sognavo e intuivo la trasformazione della consacrazione della chiesa di Suiești in un evento nazionale dell’intera Chiesa e da parte di tutti gli odierni eredi dell’opera del Patriarca Giustiniano e persino del suo trono regale. Fortunatamente, la fondazione è nata per onorare non solo il villaggio di Suiești e la Chiesa della regione di Vâlcea, ma la nostra intera Chiesa e credo che la sua risonanza sarà e rimarrà storica; e qui, a Suiești, diventerà col tempo un luogo di pellegrinaggio per «rendere omaggio al Patriarca Giustiniano».
Studia Humanitatis
L'eco storico di una fondazione
L'articolo evoca la figura del Patriarca Giustiniano Marina, a cui è dedicato il calendario cristiano-ortodosso rumeno per l'anno 2017, presentandolo come un figlio di contadini di Suiești, nell’Oltenia, che con diplomazia e saggezza salvò l’istituzione della Chiesa durante il periodo comunista, ottenendo il riconoscimento dei sacerdoti come difensori dei monumenti storici e mantenendo operative le strutture ecclesiastiche. L’autore riporta la consacrazione, da parte dell’Arcidiocesi di Râmnic, di una chiesa, di un monastero e di una casa-museo costruiti nel villaggio natale del patriarca, come evento centrale dell’anno commemorativo.
Parole chiave